C’era una volta la città dei matti

franco-basaglia-e-paziente1-300x203 C'era una volta la città dei mattigifuni_fabrizio_basaglia_UFS-400x3001-300x225 C'era una volta la città dei matti

BASAGLIA                                                                         L’ATTORE    GIFUNI

COMMENTO DELL’ ASSOCIAZIONE MINERVA AL FILMATO TELEVISIVO “C’ERA UNA VOLTA LA CITTÀ DEI MATTI ” TRASMESSO DA RAI 1 ,SULLA VITA E LE OPERE DI FRANCO BASAGLIA A GORIZIA E A TRIESTE.

Lettera al Corriere Veneto sul filmato televisivo : C’era una volta la casa dei matti.

Il recente filmato su Franco Basaglia, che ci ha restituito la sua figura di uomo d’azione e di incontestabile umanità, ci spinge ad intervenire con un breve commento.

Senza ombra di dubbio si tratta di un filmato fatto molto bene, con un Gifuni che interpreta in modo convincente la personalità di Basaglia e il suo fascino. Non c’è dubbio che Basaglia ha trovato a Gorizia una situazione come quella descritta: l’apertura del manicomio è stata un’impresa titanica, anche se favorita dal clima del 1968: Basaglia ha cavalcato la tigre e ha avuto successo. Il fatto che la quasi totalità dei pazienti dismessi dal manicomio non abbia fatto del male ai cittadini di Gorizia e non abbia terrorizzato nessuno, non significa tuttavia che la malattia mentale esistesse soltanto dietro le sbarre e scomparisse non appena venivano eliminati inferriate e cancelli: ma significa che prima di allora, a Gorizia come in tutta Italia, bastava ben poco per essere internati; si veniva cioè reclusi anche se la malattia era lieve o addirittura inesistente, bastava soltanto che una persona non si conformasse del tutto ai costumi vigenti. La reclusione, prolungata per anni, deturpava poi i volti, i corpi, la psiche stessa.

Il secondo punto che ci preme di sottolineare è che nel filmato su Basaglia non si è parlato mai di farmacoterapia: ciò è dovuto al semplice fatto che allora di farmaci per le patologie psichiatriche ce n’erano ben pochi e per lo più venivano somministrati a dosaggi tali da distruggere totalmente la personalità dei malati. Oggi giorno invece i farmaci a disposizione sono molti di più: farmaci dotati di differenti meccanismi d’azione, tali che, se ne viene fatto un uso corretto e da psichiatri esperti (purtroppo non tutti lo sono) danno risultati straordinari. E sicuramente Basaglia, per l’amore che aveva verso questi pazienti e il desiderio di alleviarne il dolore, li avrebbe, da bravo neurologo qual’era, prima ancora che psichiatra, usati al meglio e consigliati.

Infine Basaglia, come viene detto nel filmato, si era reso ben conto che la legge 180 era fragile e che avrebbe potuto provocare gravi conseguenze se fosse stata applicata male o in modo incompleto: tant’è vero che intendeva lasciare Trieste per seguire da vicino, da Roma, la sua applicazione e , probabilmente, apportarvi da subito una serie di modifiche. Purtroppo è morto prima e, come lui aveva temuto, la legge è stata applicata malissimo (Centri diurni inesistenti; lavoro degli psichiatri a domicilio, inesistente; CSM trasformati in uffici; riabilitazione lavorativa limitata a pochi lavoretti del tutto inutili). Per tali motivi i familiari dei pazienti sono disperati, sono lasciati senza alcun sostegno e perciò chiedono che i loro congiunti in preda alla malattia “vengano messi dal qualche parte”. Ci sono le residenze protette (leggi:piccoli manicomi) che nascono come i funghi in mezzo ai campi, sulle colline, in montagna, cioè lontane dalla città, ancora più lontane dalla società civile di quanto non lo fossero i vecchi manicomi. L’elenco è lungo e la disperazione è tale da far scrivere al celebre psichiatra e scrittore Oliver Sacks, sul Corriere della Sera del 31/12/2009 un elogio dei vecchi Asilums: detto da una persona che da sempre ha accolto con grande favore la riforma proposta da Basaglia, rende bene l’idea di quanto tale riforma sia stata applicata male e tanto più nel nostro Paese dove troppe cose vengono fatte in modo superficiale, incompleto, fondamentalmente errato.

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