“Il sogno negato di Basaglia” – La replica

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La replica del dott. Gerardo Favaretto e del dott. Ludovico Cappellari – Pubblicato su Associazione Italiana Psichiatri (http://www.aipsimed.org/)

Di AipsiMed
Creato il 22 Lug 2009 – 17:32

Secondo la Sip il sogno di Basaglia si è realizzato: l’assistenza psichiatrica italiana offre grandi opportunità terapeutiche e riabilitative e i centri di salute mentale hanno raggiunto elevati livelli di qualità.
di Gerardo Favaretto e Ludovico Cappellari* –

È necessario ringraziare il dottor Ennio Fortuna per l’articolo con cui ripropone all’attenzione del lettori la questione psichiatrica e per la passione per questo tema che traspare dalle sue righe. In realtà dalle sue considerazioni emergono diversi livelli di riflessione e qui ne vogliamo riprendere almeno due. Il primo riguarda la valutazione storica e culturale di quanto è successo alla psichiatria e in generale alla cultura della persona e dello stesso concetto di mente in questi ultimi trent’anni. Il secondo riguarda l’evoluzione concreta della rete di assistenza psichiatrica, le opportunità terapeutiche e riabilitative offerte e in particolare il livello di qualità raggiunti dai servizi per la salute mentale in generale e della nostra Regione in particolare.
Sul primo punto proponiamo una sola riflessione delle molte possibili. Questi ultimi trent’anni hanno portato ad una vertiginosa espansione di conoscenze e importanti cambiamenti di visione sull’umano (basti pensare ai progressi in generale della medicina e all’impatto della tecnologia e della globalizzazione sulla vita delle persone). Questi cambiamenti sono stati resi possibili solo dalle intuizioni di alcune persone geniali ma anche dalla crescita coerente di una comunità, quella scientifica, e del consesso civile e sociale. In altre parole, in Psichiatria, la grande aspirazione al cambiamento è stata in parte il risultato delle fondamentali intuizioni di Basaglia e di chi operò con lui, ma è diventata poi patrimonio condiviso ed elaborato di molti operatori, psichiatri e non, che nel corso di questi anni hanno provato a mettere in pratica una assistenza fondata sulla qualità della cura in particolare e del percorso di Istituzioni, come la Regione del Veneto che hanno fatto della salute mentale una questione prioritaria e di grande partecipazione sociale.
Nel Veneto infatti, e qui sta il secondo livello di ragionamento, in ogni Ulss sono attivi reparti di degenza per acuti, un Centro di salute mentale ogni 100mila abitanti, strutture semiresidenziali (Centri diurni e Day hospital) e strutture residenziali a varia articolazione assistenziale e a diversa integrazione socio sanitaria (Comunità terapeutiche riabilitative protette, Comunità alloggio e Gruppi appartamento). Quasi sessantamila persone all’anno sono seguite dai Servizi per la salute mentale e se queste non sono tutte quelle che necessiterebbero un intervento, sicuramente sono molte; spesso il mancato accesso di chi ha bisogno è più legato al pregiudizio che alla mancanza di accessibilità ai servizi.
L’impegno degli operatori e di tutti coloro che contribuiscono al lavoro sulla salute mentale nella nostra regione non ha bisogno di essere difeso. Solo di essere conosciuto e di essere valutato con attenzione, coerenza e professionalità. E’ assolutamente opportuno richiamare il grave problema del pregiudizio e dello stigma nei confronti della malattia mentale. Questo infatti è uno dei problemi più gravi che continua a condizionare non solo le persone con problemi mentali ma anche le loro famiglie , anche i servizi che ci lavorano e, forse un po’, la stessa psichiatria.
Eppure chi lavora nella salute mentale fa propri ogni giorno valori come la disponibilità, la capacità di ascolto, la competenza professionale, l’empatia, la capacità di gestire gravi conflitti ma anche l’attenzione agli esiti di quello che fa. Questo accade in ogni Ulss della nostra Regione e non solo nei luoghi di eccellenza.
È giusto ricordare che vi sono ancora molti problemi, ma la bozza del nuovo Progetto obiettivo sulla salute mentale della Regione Veneto e la recente legge regionale del 2008 sull’accreditamento delle strutture per la salute mentale testimoniano della ferma intenzione di guardare avanti. Temi come l’attenzione alla persona e alla valorizzazione delle sue risorse, la piena collocazione degli interventi all’interno della comunità locale e della rete sociale (quella che viene definita psichiatria di comunità), la piena integrazione fra aspetti sociali e aspetti sanitari, una progettualità terapeutica che coinvolga pienamente utenti, operatori e familiari, costituiscono i valori alla base dei vari documenti ed una reale ulteriore attenzione ai temi che la legge del 1978 ha posto come patrimonio imprescindibile del fare psichiatria oggi.
Oggi bisogna ribadire con convinzione che curare la malattia mentale è possibile, che è possibile trovare aiuto e che la psichiatria in questi trent’anni è cresciuta enormemente grazie alla sua attenzione alla relazione, alle straordinarie scoperte delle neuroscienze e che, probabilmente ha stimolato anche il resto della medicina a crescere dal punto di vista etico e culturale come abbiamo cercato di ribadire lo scorso anno alla Conferenza nazionale della Società italiana di Psichiatria di Venezia che a novembre abbiamo tenuto alla fondazione Cini. Non è un caso che una conferenza nazionale si sia svolta a Venezia sui temi della complessità della cura e dell’attualità e dell’importanza della cultura e della relazione. Forse per le caratteristiche del loro lavoro, forse per altro ma gli psichiatri non cessano mai di sperare.

(* Coordinatore Veneto e vicepresidente nazionale Società italiana di Psichiatria)
Fonte: Il Gazzettino del Nord Est

 

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